CIRENE
Situata su una collina che domina il mare ed immersa in una splendida pineta Cirene è un sito archeologico di estremo interesse.
Si narra che il Dio Apollo soggiogato dalla figura della leggiadra ninfa Cirene, ninfa amante della caccia, in quel momento assorbita da una dura lotta con un leone venne ghermita dal dio Apollo e trascinata in volo sul suo carro dorato. Nel punto in cui i due amanti atterrarono sulle coste della Libia , verrà edificata la città di Cirene.
Prosaicamente invece la storia narra che fu fondata da alcuni abitanti di Thera l’odierna Santorini, dietro consulto dell’oracolo di Delfi.
Cirene raggiunse il suo massimo splendore politico e anche culturale nel IV secolo a.C., quando insieme ad altre quattro colonie greche diete origine alla famosa Pentapoli. Nel 331 a.C., anche la pentapoli rimase soggiogata dall’espansione dell’impero di Alessandro Magno, perdendo la sua indipendenza che riacquistò alla caduta di quest’ultimo, prima di passare sotto i dominio dei faraoni egiziani, dei Tolomei e dei romani che la ricevettero in eredità nel 96 a.C. insieme a tutta la Cirenaica.
Cirene fu ricostruita in seguito alla rivolta della comunità ebraica per volere dell’imperatore Adriano assunto una connotazione più romana anche se questo periodo fu breve a causa del declino istituzionale ed economico in cui cadde l’impero. Durante l’occupazione bizantina divenne un centro di minore importanza perdendo il suo primato a favore della città Tolmeita.
Nel sito archeologico possiamo ammirare il tempio di Apollo, costruito come racconta la leggende nel punto in cui il dio e a ninfa approdarono. Il grande Gymnasium costruito dai greci e utilizzato come centro sportivo. Il tempio di Zeus è il monumento più importante dedicato alla massima divinità del Pantheon, superava in dimensioni lo stesso Partenone di Atene. Venne distrutto come gran parte della città durante la rivolta ebraica e restaurato dall’imperatore Adriano, ma dovette subire un ulteriore rovescio a causa del terremoto che colpì tutta la zona nel 365 d.C.
Quello che possiamo ammirare oggi è grazie all’opera di restauro condotta dell’equipe del prof. Stucchi dell’università di Roma.
|